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domenica 4 agosto 2019

Abracadabra! - Aldo Dalla Vecchia

Abracadabra!
Photo by Sara Testori, art direction Elisabetta Soldati, tuba di zio Paperone.
 

Aldo Dalla Vecchia pubblica per Pegasus Edition il suo sesto libro “Abracadabra”, venti incontri e storie oltre l’ordinario - Venti interviste esclusive ad altrettanti personaggi dello spettacolo che raccontano il proprio rapporto con religione, spiritualità, paranormale e magia 
Aldo Dalla Vecchia, con i suoi interlocutori famosi, tratta tra l’altro di extrasensoriale, superstizioni, premonizioni, fede e vita oltre la vita. Il libro, in uscita in tutte le librerie e negli store digitali, racchiude in 122 pagine avvincenti confessioni raccolte dal giornalista tra il 2015 e il 2017 rigorosamente dal vivo, come testimoniano i selfie nella quarta di copertina.
Dai segnali inquietanti che, nella tenuta di Al Bano Carrisi a Cellino San Marco, hanno preceduto la scomparsa di sua figlia Ylenia, al sogno premonitore fatto in gioventù che trent’anni dopo avrebbe salvato la vita a Mara Maionchi; dai fenomeni inspiegabili che hanno interessato Casa Vianello dopo la scomparsa di Sandra Mondaini e Raimondo Vianello, alla dimora d’infanzia di Vladimir Luxuria infestata dal fantasma di una donna.conGorbacev12
I protagonisti che hanno raccontato la propria esperienza con il mondo dell’occulto e dell’inspiegabile sono: il cantautore Al Bano, l’avvocatessa Annamaria Bernardini de Pace, il cabarettista e attore teatraleEnrico Beruschi, il conduttore tv ed esperto di lookGiovanni Ciacci, l’attrice francese Corinne Cléry, il make up artist e imprenditore Diego Dalla Palma, la giornalista e scrittrice Silvana Giacobini, il meteorologo Mario Giuliacci, l’attivista ed ex politica Vladimir Luxuria, il nipote adottivo di Sandra Mondaini e Raimondo Vianello John Mark Magsino, la produttrice discografica e personaggio tv Mara Maionchi, il cantante e paroliere  Cristiano Malgioglio, il “divino” mago Otelma, le attrici  e conduttrici televisive Marisa Laurito, Lory Del Santo, Ana Laura Ribas, Sabrina Salerno, Natasha Stefanenko, l’astrologa Sirio e la cantautrice Ivana Spagna.
Come quasi tutti noi, anch’io  - scrive Aldo Dalla Vecchia - sono sempre stato attratto e allo stesso tempo impaurito dal mondo dell’occulto e dell’inspiegabile, ma nelle prime decadi della mia vita mi sono limitato a coltivare questo aspetto appassionandomi enormemente alle vite di personaggi come Gustavo Rol e Alejandro Jodorowsky (ma anche Padre Pio), amando film come ‘Giulietta degli spiriti’ di Federico Fellini, divorando centinaia di libri nuovi e antichi sull’argomento. Finché una mattina di inizio settembre 2010, mentre intervistavo per uno speciale televisivo John Mark Magsino, il nipote filippino di Sandra Mondaini e Raimondo Vianello, scoprivo che la vera Casa Vianello dove la celebre coppia aveva abitato a Milano 2 era diventata dopo la loro scomparsa teatro di apparizioni inquietanti e fenomeni inspiegabili”. www.aldodallavecchia.com
L'AutoreAldoDallaVecchia12
Nasce a Vicenza nel 1968. Autore televisivo e giornalista da quasi 30 anni. Abita a Milano con due gatti, Achille e Amerigo, e un cane che si crede un gatto, Arturo. Le sue passioni: le canzoni di Mina, giocare a burraco, Simenon, la filodiffusione, il gelato alla pera, le focaccine dell’Esselunga.
Vorrebbe passare la vita a scrivere libri e basta, ma al momento non è ancora possibile. In Tv ha firmato Target”, “Verissimo”, “Il Bivio”, “Cristina Parodi Live”, “The Chef”, “In Forma”. Ha collaborato tra gli altri con: Corriere della Sera, Epoca, TV Sorrisi e Canzoni, A e Mistero Magazine. Ha pubblicato il romanzo “Rosa Malcontenta” (Sei Editrice, 2013), la raccolta di interviste “Specchio segreto” (Sei Editrice, 2014), l’atto unico “Vita da giornalaia”(Murena Editrice, 2015), il giallo “Amerigo Asnicargiornalista” (Murena Editrice, 2015), e “Piccola mappa della nostalgia” (Pegasus Edition, 2016), che hanno vinto numerosi premi. Da “Rosa Malcontenta” e da “Vita da giornalaia” sono stati tratti gli omonimi spettacoli teatrali.

sabato 3 agosto 2019

ADRIAN BRAVI - L’IDIOMA DI CASILDA MOREIRA


L’IDIOMA DI CASILDA MOREIRA

Un professore di etnolinguistica, Giuseppe Montefiori, da qualche tempo ha un’ossessione che non lo lascia dormire.
Racconta ai suoi allievi che in una zona remota tra la Patagonia e la pampa argentina vivono gli ultimi due parlanti di un’antica lingua che si credeva scomparsa (l’idioma degli indios gu?nu?n a ku?nä).
I due custodi di quella lingua però, Bartolo e Casilda, non si rivolgono la parola da tanti anni, per via di una lite amorosa che hanno avuto da giovani.
Da allora quella lingua se la tengono stretta nella testa. Come fare per impedire che si perda per sempre?
Annibale, allievo del professor Montefiori, decide allora di raggiungere Kahualkan, un piccolo villaggio in mezzo alla pampa, alla ricerca dei due indios.
Proverà a metterli insieme, registrare una loro conversazione e recuperare così quel che si può di quell’idioma magico e ancestrale.



ADRIAN BRAVI È nato a San Fernando (Buenos Aires)  e alla fine degli anni ’80 si è trasferito in Italia per proseguire i suoi studi. Si è laureto in filosofia all’Università degli Studi di Macerata dove attualmente lavora. Nel 1999 ha pubblicato il suo primo romanzo in lingua spagnola e dal 2000 circa ha cominciato a scrivere in italiano. Ha pubblicato articoli e racconti su varie riviste e antologie (il Reportage, Left, Robinson di Repubblica, L’accalappiacani, In pensiero, Crocevia, Almanacco Quodlibet, ecc.). Per la casa editrice Nottetempo  ha pubblicato: La pelusa (2007), Sud 1982 (2008), Il riporto(2011), L’albero e la vacca (nottetempo/Feltrinelli 2013) con il quale è stata inaugurata la collana indies di Feltrinelli e ha vinto il Premio Bergamo 2014, L’ inondazione (2015). Sempre nel 2015 l’editoriale argentina Sofia Cartonera ha pubblicato una breve raccolta dei suoi racconti, Después de la línea del Ecuador. Nel 2012, il cortometraggio di Andrea Papini ispirato al romanzo Il riporto ha vinto la prima edizione del Premio Bookciak 2012. In un suo saggio, La gelosia delle lingue, pubblicato da EUM, affronta con costanti raccordi autobiografici il tema dello scrivere in una lingua diversa da quella di nascita. L’ultimo suo romanzo, L’idioma di Casilda Moreira è edito da ExOrma. I suoi libri sono stati tradotti in inglese, in francese, in spagnolo e in arabo.

Il rumeno di Porta Venezia. Milano, la prima indagine della magliaia Delia di Mauro Biagini



Milano, quartiere di Porta Venezia. Un microcosmo multietnico dove convivono borghesi e nullafacenti, giovani creativi da ogni parte del mondo e vecchi milanesi. La quotidianità viene sconvolta da un omicidio. È quello di Raffaele Caracciolo, ricco titolare di una galleria d'arte, il cui cadavere viene trovato dalla domestica un lunedì mattina nella cucina del suo lussuoso attico. Le indagini sono affidate al commissario Attilio Masini, uomo malinconico e solitario, che al di fuori del lavoro cerca conforto in Schopenhauer e nella musica della West Coast americana anni '70. Ma la vera investigatrice diviene ben presto lei: si chiama Delia ed è una vecchia e bizzarra magliaia che trascorre ogni giornata fino a tarda notte nel suo laboratorio di via Lecco, per lo più seduta fuori, sul marciapiede, su una sedia tutta sgangherata. Lavorando a maglia, chiacchierando con chiunque e osservando tutto e tutti. Il suo fedele compagno è il meticcio Andy. Se il cagnetto ringhia a qualcuno, non c'è da fidarsi. Perché, secondo Delia, "i cani non sbagliano mai". Il "caso Caracciolo" sembra già risolto in partenza. L'uomo ospitava da tempo un giovane rumeno nullafacente, un certo Adrian Stoicu, e ora il ragazzo risulta irreperibile. Per tutti l'assassino non può essere che lui. Solo Delia non riesce a credere a questa ipotesi. Lei conosceva bene non solo la vittima, ma si era conquistata anche la fiducia del ragazzo rumeno, che sotto la scorza da bullo del quartiere le aveva dimostrato di possedere un animo gentile e sensibile. E poi, ora che il gallerista d'arte gli stava dando un aiuto.


Mauro Biagini autore de Il rumeno di Porta Venezia

Mauro Biagini è nato a Genova e vive a Milano. È un creativo pubblicitario ed è autore di popolari spot televisivi per importanti brand italiani e internazionali. Insegna Advertising all’ACME, Accademia di Belle Arti Europea dei Media, ed è consulente di comunicazione per varie aziende. Ha pubblicato: Marcantonio detto Toni (Robin Edizioni, 2018) scritto in coppia con Silvia Colombini, e il racconto Il gatto del primo piano inserito nell’antologia 44 gatti in noir (Fratelli Frilli Editori, 2018), Soprattutto viole LGBT NARRATIVA PESCI ROSSI


mercoledì 31 luglio 2019

The Garden of Azure Poetry -The Complete Poetic Works of Munir Mezyed


The Garden of Azure Poetry
The Complete Poetic Works of Munir Mezyed in 4 volumes, 2 in English & 2 in Arabic In Tunisia
حَديقَةُ ٱلشِّعْرِ ٱللاَّزَوَرْدِيِّ ، ٱلْأَعْمَالُ ٱلشِّعْريّةُ ٱلْكَامِلَةُ للشاعر والأديب منير مزيد ، في ٤ مجلدات (2 بالعربي و 2 بالانجليزي) في تونس.
The Poetry books of “The Garden of Azure Poetry
• Chapter from Poetry Bible / فَصْلٌ مِنَ الإِنْجِيل
* Images in the Memory / صُوَرٌ فِي الذَّاكِرَةِ
* Book of Love & Poetry / كِتَابُ الحُبِّ وَالشِّعْرِ
• The Passion of the Poet / آلامُ الشَّاعِرِ
* Odes from another Universe / قَصائِدُ مِنْ كَونٍ آخَرَ
* Pieces of Amber & Ambergris/ قِطَعٌ مِنَ الْكهْرَمَانِ وَالعَنْبَرِ
* Poet & Cities / شَاعِرٌ وَمُدْن
• Aesthetic Contemplation / تأمُّلاتٌ وُجُودِيَّةٌ
* Existentialism / وُجُودِيَّات
* Habibti & the Dream / حَبِيبتي وَالْحُلْم
* Canaanite Epics / مَلاحِمُ كَنْعَانَيّة
* The Mellow Charm with Love // السِّحْرُ المُعْتقُ بِنَارِ الْعشِقِ
* Seasons of the Virgin Poetry// مَوَاسِمُ الشِّعْرِ الْعُذْرِيّ
* Love Wandering Naked // الْحُبُّ يَتَجَوَّلُ عَارِيَاً
* Dreams in Crystalline Memory / أَحْلامٌ فِي ذَاكِرَةٍ مِنَ البِلَّوْرِ
* Fantasies of the Butterfly // خَيَالاتُ الفَرَاشَةِ
* Silent Love Sparkles with Desire// الحُبُّ الْصَّامِتُ يَتَلأْلأُ بِالرَّغْبَةِ
* Carnival of Passion & Desire// كَرنَفال الْعشِقِ وَالرَّغْبَةِ
* Dancing around the Flames of Poetry// الرَّقْصُ حَوْلَ نِيرَانِ الشِّعْرِ
* Sipping from the Cup of Transfiguration// الْاِرْتِشَافُ مِنْ كَأْسِ التَّجَلِّي
• * Rain Settles on the Roof of Love// تَرَكَّز المَطَر عَلَىٰ سَقْفِ الْحُبِّ
* Dream Wandering in the Silent Eternity// يَتَجَوَّلُ الحُلْمُ فِي الأبَدِيّةِ الْصَّامِتةِ
* The Last Dance of the Blue Swan// رَقْصَةُ البَجَع الأَزْرَقِ الأَخِيرةِ
* Eros Sings in My Memory // إِيِرُوْس يُغنِّي فِي ذَاكِرتي
* Digging in the Fountains of Light // الحَفْرُ فِي يَنَابِيْعِ الضَّوْءِ
* Dancing with the Sea on the Rhyme of Silence // الرَّقْصُ مَعَ الْبَحْرِ عَلَىٰ إِيقَاعِ الْصَّمْتِ
* The Royal Blue Ode// سَوسَنةُ الإِلَهِ فِي حَقْلِ كَنْعَانَ الْمُقَدَّس
* Coming Back from the Dead // الْعَوْدَةُ مِنَ الْمَوْتِ
* Naked Voices Dancing in the Unseen// أَصْوَاتٌ عَاريةٌ تَرْقُصُ فِي الْغَيْبِ
* God & I // الإِلَٰه وَأَنَا
• Odes Immigrates to you // قَصاَئد تُهَاجِرُ إِلَيْكِ
* Wings of fire in the Snow// أَجْنِحَةُ النَّارِ فِي الثَّلْجِ

venerdì 5 ottobre 2018

Nel segno di un giornalismo sociale al servizio dell’Altro - TIZIANA GRASSI

ROMA - Sulle convergenze ideali che nella stima profonda da moltissimi anni mi legano in un sodalizio culturale e professionale all’amico fraterno e collega stimatissimo Goffredo Palmerini, un’annotazione. Quando mi ha chiesto di curare la prefazione al volume Grand Tour a volo d'Aquila, questa sua nuova creatura, ho accettato subito con slancio e l’ho ringraziato per questo privilegio, ma non nascondo che ho avuto anche un sobbalzo di emozione. E molto mi sono interrogata sulle motivazioni della sua scelta nell’affidarmi un ruolo così prestigioso, tanto più se accompagnata, in apertura di questo volume, da una personalità come Hafez Haidar, pluricandidato al Nobel per la Pace e la Letteratura.
Riflettendo a lungo, mentre leggevo con l’ammirazione di sempre le bozze di questa antologia nel continuum con quelle precedenti, e ne penetravo i significati, i singoli contributi, le prospettive, le pregnanti immagini, emergeva una risposta che costantemente mi riconduceva a un punto, a quel modo che ci accomuna di aderire nel profondo alle questioni dell’Uomo, e dell’uomo migrante in particolare. Un’adesione profonda nata dall’incontro con Goffredo durante i miei dieci anni di lavoro come autrice di programmi di servizio per gli italiani all’estero a Rai International, nello storico “Sportello Italia”. Una tv di servizio pubblico di indiscusso valore.
Un programma di servizio – dimensione di un giornalismo sociale, al servizio dell’Altro, che mi avvicina a Goffredo – di irripetibile portata perché esperienza umana, prima ancora che professionale, davvero fuori dall’ordinario. “Sportello Italia” mi ha spalancato mondi sul patrimonio sconfinato di tutte le storie di vita che hanno scritto la Storia del nostro Paese: milioni di emigranti che con il loro essenziale contributo, oggi riflesso attraverso i discendenti, hanno assicurato lo sviluppo della Madre Patria e dei Paesi di arrivo. È a partire da questa trasmissione che ho sviluppato la necessaria sensibilità e la passione civile per il successivo interesse all’approfondimento e alla ricerca nel vissuto migratorio di tutti quei milioni di donne e uomini che, ieri come oggi, conoscono lo strappo della migrazione.
Conosco Goffredo Palmerini dal 2006, quando intervenne come ospite nel programma per rendere note le iniziative che la Regione Abruzzo, attraverso il Consiglio Regionale Abruzzesi nel Mondo – di cui era un componente – aveva intrapreso a favore dei propri corregionali all’estero. Colsi subito il forte carattere morale che era capace di imprimere a questi temi, quel senso di responsabilità così particolare nel farsi ponte tra le ‘due Italie’. E questo era perfettamente in sintonia con la mission di un programma Rai che ponte era in ogni sua espressione di informazione per tutti gli italiani nel mondo. Un programma che è stato per me humus per realizzare poi il Dizionario Enciclopedico delle Migrazioni Italiane nel Mondo di cui Goffredo è uno dei più prolifici autori oltre che membro del Comitato scientifico.
Abruzzesi e abruzzesità, significato profondo dell’appartenenza e delle radici, associazionismo, rimesse, oriundi, stage universitari e gemellaggi, accordi e convenzioni bilaterali, rapporti con la stampa estera, criticità della rete diplomatico-consolare, Musei e Feste dell’Emigrazione, viaggi della memoria e del ritorno: con quella sua pacata modalità, Goffredo affrontava questioni nodali di un senso di comunità e di un’italianità tutta da coltivare, valorizzare e amare. Lo ascoltava partecipe Francesca Alderisi, per molti anni al timone del programma come autrice e conduttrice, e dal marzo di quest’anno impegnata come Senatrice della Repubblica Italiana; una vita dedicata con il cuore agli italiani all’estero, a dar loro ascolto, voce e rappresentanza. E sempre lei determinata promotrice e madrina del Giardino Italiani nel Mondo, inaugurato a Roma nel 2013, la prima targa toponomastica d’Italia dedicata ai nostri connazionali all’estero.
Andando avanti nel tempo, ho ritrovato l’amico Goffredo col quale condividere attività performanti nel segno di un giornalismo sociale al servizio dell’Altro. A questo proposito non posso non ricordare il suo generoso sostegno nella condivisione con me della massima diffusione nel mondo delle molteplici attività di assistenza socio-sanitaria dell’INMP (Istituto Nazionale Salute Migrazioni e Povertà) a tutte le persone in difficoltà, italiane e immigrate, che cercano una vita migliore nel nostro Paese. Voglio qui ricordare il ‘viaggio spirituale’ della Croce di Lampedusa, realizzata con i resti dei barconi dei migranti morti nel Mediterraneo e benedetta da Papa Francesco. Una croce che proposi arrivasse da Roma fino a L’Aquila, da Goffredo, che la prese in custodia nelle tappe di Paganica, Pettino, Pizzoli e Vasto. Ancora oggi mi emoziona ricordare quella ‘strada’ che dal Lazio correva lungo le curve verso l’Abruzzo quale segno vivo del viaggio di tanti migranti alla ricerca di un futuro di speranza. Quella croce era ed è, nel suo viaggio che continua, testimonianza umana e spirituale di armonia tra fedi e culture diverse, di accoglienza e solidarietà compartecipativa.
Lampedusa vuol dire ormai “porta”: porta del dolore, porta della speranza. Porta che accoglie. Lampedusa ci convoca tutti. E rimanda le nostre coscienze a quelle tre Madri che, ieri come oggi, ogni persona migrante ha lasciato: la propria Madre naturale, la Madre terra, la Madre lingua. Di fronte a queste luttuose perdite, dovremmo lasciare spazio solo al silenzio. E invece, nella ribalda mollezza di princìpi che il nostro tempo registra, abbiamo ridotto il delicatissimo tema dell’accoglienza a questioni di controllo, facendo prevalere logiche securitarie e di ‘contenimento’ sull’onda strumentale delle paure. Ci siamo ritrovati – e mi si perdoni, qui, il plurale – sguarniti di valori fondativi ed eticamente condivisi.
Nella nuova storia sociale tutta da ricostruire, la domanda centrale è capire se l’Altro è per noi entità astratta e lontana o nucleo umano significante. Goffredo Palmerini, con la vigile consapevolezza che ritroviamo tra le pieghe di questo volume, ci consegna la risposta, unica e inequivocabile: i fatti sociali cui ognuno di noi può dare vita, ogni giorno, nel silenzio dei gesti più ordinari, sono ‘luoghi’ importanti di rigenerazione e ricchezza umana. Ecco perché tutti noi gli dobbiamo gratitudine profonda. Per il suo essere, in questo nostro tempo spaesato e spaesante, legame, punto di riferimento e aiuto al giusto porsi e giusto agire.
[caption id="attachment_18869" align="alignleft" width="356"] Tiziana Grassi[/caption]
*studiosa di migrazioni, scrittrice.

domenica 13 agosto 2017

LUCI E OMBRE NEI PLEBISCITI di Mario Setta





LUCI E OMBRE NEI PLEBISCITI
Il libro di Enzo Fimiani, una novità nella ricerca storica

di Mario Setta *

“La storia è divertente” è l’affermazione di un grande storico, fucilato il 16 giugno 1944. Marc Bloc, ebreo. Ma afferma anche che un “bravo storico” deve comprendere e non giudicare, perché “il diabolico nemico della storia vera e propria è la mania del giudizio”. Ci sono libri che si leggono e libri che si studiano. Questo è un libro in cui “lo storico analizza”, per restare nel linguaggio di Bloc. E analizza con una acribia che non scoraggia, ma incanta, dal momento che un quarto del libro è affidato alle note e ai i riferimenti bibliografici. Non è solo un libro “divertente”, perché la storia sarebbe divertente, ma anche un libro enigmatico fin dal titolo, virgolettato, che non può non richiamare un detto storico: «L’unanimità più uno».

“Locuzione all’apparenza paradossale”, viene ritenuta dall’autore, ma posta come titolo del libro sollecita la curiosità e l’interesse, ricercandone il senso profondo. Una frase, di cui si svela l’autore verso la fine del libro e se ne dibatte forma e sostanza, sintetizzando e focalizzando così la tematica di “plebisciti e potere”, il sottotitolo del libro. Il plebiscito come idea e come storia è il “fil rouge” del libro. Un filo di Arianna che attraversa la storia di due secoli dell’Europa, dal 1789 ad oggi. Già dal primo capitolo, Enzo Fimiani dichiara che la sua è “una proposta inedita nel panorama editoriale non solo italiano, ma anche europeo, primo esperimento di ricostruire tutta intera […] la storia dell’istituto del plebiscito” e spera sia utile “non solo ai cosiddetti specialisti, bensì anche ai cittadini più o meno colti, specie giovani studenti”.

Interessante e in qualche modo avvincente il linguaggio, sempre scorrevole e spontaneo, come l’uso, di tanto in tanto, dell’aggettivo “scivoloso”, per indicare che i plebisciti nascono con l’idea di migliorare le condizioni del popolo, di servirlo, mentre poi lo asserviscono e lo schiavizzano. È notorio che la tematica risale, teoricamente, al periodo dell’illuminismo, tanto che Voltaire, in una lettera del 1776 scrive: “sont les plébiscites qui font les lois”. Ma la pratica trova la sua espressione nel periodo della Rivoluzione Francese. Certamente il giuramento nella sala della Pallacorda, il 20 giugno 1789, con cui i rappresentanti degli Stati Generali si autoproclamano assemblea nazionale, rappresenta una data imprescindibile nella storia umana. Riconoscendo la propria maggioranza numerica, 578 (borghesia) contro 561 (nobiltà e clero), il terzo stato assume il ruolo di volano. Il 9 luglio nasce l’Assemblea nazionale costituente. Una rivoluzione che si compie, senza spargimento di sangue. Il 26 agosto 1789 viene approvata e pubblicata la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino. Inizia un decennio in cui il sangue sgorga da ogni parte, fino al colpo di stato di Napoleone, il 18 brumaio 1799 (9 novembre).

Sul fil rouge, Fimiani rileva una doppia tipologia della dimensione plebiscitaria e ciascuna, a sua volta, doppia, una specie di Giano bifronte, di teoria e prassi. La prima tipologia è data dal rapporto dialettico tra Potere e Popolo, la seconda tra Diritto e Suffragio. E sempre sul fil rouge ci conduce attraverso le varie tappe delle consultazioni, cominciando dalla prima, che avviene nel 1793 per approvare la Costituzione Repubblicana giacobina. I risultati vengono proclamati il 20 agosto e assegnano il 99% ai Sì (Oui). La Costituzione dell’anno III, approvata il 22 agosto 1795, viene sottoposta al plebiscito e il risultato viene proclamato il 23 settembre. Non ci fu grande partecipazione e il ricorso al plebiscito assume la funzione di appello al popolo (appel au peuple). Intanto nel panorama franco-europeo appare la figura di Napoleone Bonaparte, in precedenza arrestato come giacobino, ma personaggio di rilievo per le sue vittoriose battaglie nella campagna d’Italia. E proprio in Italia il plebiscito assume valore di riscatto nazionale. In otto anni, per nove volte, tra i confini di piccoli stati, gli italiani esprimono la loro volontà. In Francia, sotto Napoleone, l’“appel au Peuple” diventa una prassi normale e lo è anche quando appare il nipote del primo, Napoleone III.  Criticando l’appello al popolo di Napoleone III, Alexis de Tocqueville scrive: “Mai a una nazione fu offerta più odiosa derisione”.

“In Italia, tra il 1859 e il 1870, - si legge nel testo di Fimiani, - si recò nei seggi a votare un totale di quasi tre milioni e ottocentomila italiani, abitanti (maschi) degli Stati preunitari. Nell’insieme dei ben diciannove plebisciti risorgimentali tra 1848 e 1870, il totale dei votanti ascese a 4.600.000. Quella massa di italiani ‘plebiscitanti’ in stragrande maggioranza, non avrebbe mai più messo piede in un seggio elettorale lungo tutta la propria vita restante”. Nel Novecento il ricorso ai plebisciti non si attenua. In Francia, Italia, Germania, Spagna, Grecia, e altre nazioni europee il plebiscito assume importanza capitale a livello politico-elettorale. Sotto il fascismo il primo plebiscito avviene nel 1929, il 24 marzo, alla scadenza della prima legislatura, con i Sì che raggiunsero il 98.33%. Il successivo plebiscito ebbe luogo dopo 5 anni precisi, il 25 marzo 1934, con un risultato del 99,84% di Sì.  In Germania, l’anno prima, il 1933, “le votazioni del 5 marzo - scrive Fimiani -  apparvero dotate di chiari connotati da plebiscito”. Ed è in Germania che viene approvata una legge ad hoc sul plebiscito (“Gesetz über Volksabstimmung”). All’ultimo capitolo del libro, “Le interpretazioni”, l’autore cerca di puntualizzare le ragioni del lavoro svolto, sottolineando il concetto originario del plebiscito “un portato, non lo si dimentichi, dell’allargamento della sfera politica e, in sostanza, di una sua ‘democratizzazione’”.

A conclusione di questa mia recensione un po’ sbrigativa, ma “amichevole”, per il fatto che sono amico da anni dell’autore e di cui apprezzo lo sforzo che investe sul suo lavoro, cerco di soffermarmi sulla frase del titolo del libro: “L’unanimità più uno”, pronunciata il 12 maggio 1928  in Senato da Benito Mussolini. Probabilmente pensava a se stesso, il duce, come componente aggiuntiva, extra-ordinaria, in una votazione plebiscitaria. L’idea di Unità del e nel popolo ha molto di religioso, di mistico. Era l’idea spinoziana di Deus sive Natura, coinvolgendo sacro e profano, Ne “L’avvenire dell’uomo”, un paleontologo-teologo che scrive in quegli anni, Teilhard de Chardin, affronta temi di carattere teorico-cosmico, scrivendo: «Nei sistemi “totalitari”, dei quali l’avvenire correggerà certamente gli eccessi, accentuandone probabilmente le tendenze e le intuizioni profonde, il cittadino vede il suo centro di gravità trasferito a poco a poco, o per lo meno imperniato, su quello del gruppo nazionale o etnico a cui appartiene. […] Siamo tutti d’accordo sul fatto che la nostra specie sta entrando nella sua fase di socializzazione; non possiamo continuare a vivere senza subire quella trasformazione che, in qualche modo, renderà la nostra molteplicità un tutto.»

*Storico



mercoledì 26 luglio 2017

VISITA TUTTO IL MONDO CON L’ITALIA NEL CUORE - Franco Presicci






VISITA TUTTO IL MONDO CON L’ITALIA NEL CUORE
Goffredo Palmerini incontra gli italiani che hanno dovuto lasciare il loro paese, raccoglie storie e le racconta con stile amabile nei suoi libri. Il più recente sta riscuotendo consensi ovunque, anche oltre confine.

di Franco Presicci *



MILANO - Ogni capitolo un incontro, un viaggio, un evento, una scoperta…I libri di Goffredo Palmerini, giornalista e scrittore, sono sempre ricchi di fatti. Li va a cercare dappertutto: a Boston, a New York, in Romania, in Friuli…, dovunque un nostro migrante abbia dimostrato il proprio talento. E nei luoghi in cui venga celebrata la propria terra: l’Abruzzo. Immagino che abbia sempre pronta una valigia. Al Westchester Cultural Center della Grande Mela sono o stanno per essere esposte le eccellenze del Molise e dell’Abruzzo: arte, cultura, gastronomia, tradizioni, artigianato…? Ci va per fare cronaca e commenti con il suo linguaggio limpido, attraente, con sincerità e senza enfasi, senza ridondanze. A “Casa Abruzzo”, in via Fiori Chiari a Milano, in zona Brera, si parla di Perdonanza e del messaggio universale di Celestino V? Goffredo ascolta, annota, medita e poi scrive pagine esaurienti. In questi giorni da One Group Edizioni è uscita la sua opera più recente: “L’Italia nel cuore” (sottotitolo: “Sensazioni, emozioni, racconti di viaggio”).


Un libro che si legge con molto piacere; che ti prende per mano e ti conduce in paesi vicini e lontani, dandoti l’impressione di occupare un posto fra il pubblico in una manifestazione artistica; in una cerimonia per la consegna di una medaglia; in una grande serata newyorchese dedicata al teatro italiano; o di assistere a un’intervista dell’autore ad un poeta, ad un capitano d’industria, ad un uomo politico... Ci sono anche pagine sulle invasioni che i forestierismi compiono nella nostra lingua: offese contro la bellezza, l’armonia di espressioni spesso onomatopeiche. Si dice “cult” per indicare ciò che, per esempio nell’agone artistico, riscuote uno speciale apprezzamento; “movida” per vita notturna; “training” per allenamento sportivo; “tour operator” per organizzatore di viaggio; “tout court”, “location”… Anche l’uomo comune usa “management” per le funzioni relative alla conduzione di una struttura aziendale. E’ “chic”. Oddio, non è meglio elegante? No, bisogna distinguersi. Il provincialismo incalza.

E pensare che i nostri connazionali all’estero – rileva Palmerini, che li conosce bene – difendono con tenacia, convinzione e passione l’idioma della madre patria, cercano di tenerlo vivo anche perché è un legame indissolubile con il luogo d’origine. Questa meditazione è scaturita da una rappresentazione teatrale promossa a Firenze dalla Società Dante Alighieri in collaborazione con la Compagnia Le Seggiole. Testo, “Sao ko kelle terre” (l’inizio della Carta di Capua del 960), di Marcello Lazzerini, giornalista Rai e scrittore, Una domanda era d’obbligo, e Goffredo al commediografo l’ha fatta: il motivo di quel titolo dato allo spettacolo? “E’ il certificato di nascita della nostra lingua, sancito in un atto giuridico, il Placito Capuano, in cui la frase è riportata per la prima volta non in latino ma in volgare…”. Idea splendida, realizzata con supporto di immagini, filmati, esecuzioni musicali e l’interpretazione di brani tra i più notevoli della letteratura italiana. Un purista come Goffredo Palmerini non poteva lasciarsi sfuggire l’avvenimento. Come non si è lasciato sfuggire il convegno dedicato al ricordo di due donne abruzzesi straordinarie: Maria Federici e Filomena Delli Castelli, componenti dell’Assemblea Costituente e poi della Camera dei Deputati.


“Affacciano sulla Constitution Avenue a Washington i due edifici della National Gallery of Art. Il più antico inaugurato nel 1941, fu progettato dall’architetto americano John Russell Pope. Conosciuto come il Palazzo Federale, ha ingressi su ognuno dei quattro lati, mentre la facciata principale è stata modellata con una rotonda a colonne, a guisa del Pantheon. Ha l’aspetto d’un grande complesso neoclassico, imponente, raffinato nel suo rivestimento in marmo rosa del Tennessee. Il progettista ha dato molta importanza alla luce naturale…”. E’ in questo edificio che, nel 1936, Andrew Mellon, banchiere, uomo politico, già ambasciatore in Gran Bretagna, volle istituire la National Gallery of Art con la propria straordinaria collezione d’arte. Palmerini non si limita a descrivere l’aspetto architettonico e la storia di questo capolavoro e dell’altro ad esso collegato, ma racconta puntualmente l’attività che vi si svolge, tra cui la messa in scena, il 25 gennaio scorso, di uno eccezionale evento letterario, artistico, musicale attorno a uno degli episodi più drammatici della “Gerusalemme liberata” di Torquato Tasso. Più d’uno i capitoli che ne “L’Italia nel cuore” danno notizie del teatro italiano a New York e in altre zone del mondo.


Naturalmente Palmerini rende omaggio a Mario Fratti, che, trapiantato nella Grande Mela dal ’63, ha dominato come autore i palcoscenici più famosi nel mondo. Il suo “Nine”, “tra i più affermati ‘musical’ di Broadway e vincitore di 30 premi internazionali, è in scena in Brasile con una nuova produzione artistica diretta Charles Moeller e Claudio Bothelo, per la regia di Paulo Nogueira”. Il 24 novembre del ’14, Fratti è tornato all’Aquila, dove è nato, e nell’aula magna dell’Università, presso la facoltà di Scienze Umane, è stata letta e commentata la sua raccolta di poesie giovanili, “Volti”. Goffredo dunque è anche un cronista scrupoloso, preciso, attento al dettaglio. Toccanti le pagine sulla croce di Lampedusa. “Portatela ovunque”, aveva detto Papa Francesco benedicendola il 9 aprile dell’anno scorso in piazza San Pietro. E la Croce ha fatto il giro d’Italia, con tappa a L’Aquila, per prendere poi la via per Squinzano, nel Leccese. Un viaggio per sensibilizzare la gente all’accoglienza di chi fugge dalla fame, dall’orrore della guerra. Un “forte segno di testimonianza spirituale, di armonia tra fedi e culture diverse, di solidarietà umana…”. Ce n’è bisogno. La cecità va diffondendosi; il cinismo alza sempre più i toni.

L’Italia nel cuore” è un libro interessantissimo. Popolato di personaggi che danno o hanno dato lustro al nostro Paese. Non solo all’Abruzzo. Tra questi, Dan Fante, deceduto a 71 anni a Los Angeles il 23 novembre 2015. Secondogenito del grande John, era scrittore, drammaturgo, poeta consacrato. Dan amava profondamente l’Italia, soprattutto la sua regione. Più volte tornò a Torricella Peligna, per partecipare al Festival letterario dedicato al padre, i cui libri in Italia sono pubblicati da Einaudi. Dan era amico di Goffredo. Si conobbero a Los Angeles nel gennaio del 2005. “Ero andato con una delegazione guidata dal sindaco della mia città per una serie di incontri istituzionali e di iniziative culturali…”. All’estero Goffredo Palmerini viene ricevuto da direttori di giornali, governanti, intellettuali e anche da semplici immigrati, di cui raccoglie sconfitte e conquiste. A Little Italy, dove è di casa, una folla entusiasta assistette alla presentazione del suo libro “L’Italia dei sogni”.

Il console generale d’Italia a Buenos Aires, Giuseppe Scognamiglio (dal 2015 ambasciatore in Kuwait), gli ha rilasciato una lunga intervista; e sempre a Buenos Aires Goffredo ha incontrato il direttore dell’Istituto Italiano di Cultura, Maria Mazza. I dialoghi li ritroviamo in questo libro, che è presentato da Luisa Prayer, concertista internazionale (esibizioni in Austria, Polonia, Germania, Olanda, Stati Uniti, Giappone…); e da Carla Rosati, già docente di lingua e cultura italiana all’Università per stranieri di Perugia. ”L’Italia nel cuore” è stata già protagonista in diverse sedi, ricevendo consensi unanimi. Nato nel ’48 a L’Aquila, di cui per anni è stato amministratore, vincitore di numerosi premi e riconoscimenti, Goffredo Palmerini segue le comunità italiane all’estero da molti anni. La sua attività pubblicistica è intensa. Ricordiamo “Le radici e le ali”; “L’Aquila nel mondo”; “Oltre Confine”; “L’altra Italia”; “Abruzzo gran riserva”; “L’Italia dei sogni”. E’ inoltre un eminente studioso di emigrazione e fa parte, anche come autore, del comitato scientifico internazionale del Dizionario enciclopedico delle Migrazioni italiane nel mondo. Dal 2015 è coordinatore dell’Osservatore regionale dell’emigrazione della Regione Abruzzo.

*giornalista e scrittore








Franco Presicci, giornalista e scrittore, è nato nel 1933 a Taranto. Milanese d’adozione, ha lavorato per un’intera carriera come cronista di nera al quotidiano “Il Giorno” di Milano. Giornalista professionista, Presicci è un’istituzione tra i cronisti della cronaca nera milanese. Ha attraversato tutte le stagioni della criminalità, dai tempi dei sequestri e delle bische, fino al terrorismo e alla mafia. Tra gli altri riconoscimenti, nel 2016 gli è stato tributato il Premio alla carriera dal Gruppo cronisti lombardi “per una vita al servizio dell’informazione e del giornalismo”.